Questo non è il racconto di una qualsiasi giornata trascorsa pedalando in una grande città. Questo non è il resoconto di una gita fuoriporta. Questa non è un’impresa per supereroi. E’ solo un’altra puntata del progetto Lovebike. Eppure stavolta c’è qualcosa di nuovo: ci sono tre Ciclonauti (Losco, Bertuccia e Daniele/Avatar), ci sono tre biciclette da recuperare per la festa del 21, ma non si tratta di andarle a prendere a Montesacro, a Tor Vergata o a Saxa-Rubra. Stavolta le biciclette sono a San Vittorino, un po’ fuori mano ma è sempre Roma. Di andare in automobile non se ne parla proprio così i tre valorosi si sposteranno con i mezzi pubblici! Ecco di cosa si racconta: un’impresa da pendolari! Quelli che tutti i giorni partono dalle mille periferie romane per venire al centro a lavorare e la sera tornano a casa. Noi il viaggio lo abbiamo fatto al contrario ma le avventure che ci ha riservato non hanno nulla da invidiare ai film di Indiana Jones.
L’appuntamento è alle 12:30 di martedì 18 marzo in Ciclofficina. La Bertuccia arriva attrezzata di panino, io (il Losco) preparo uno zaino pieno di attrezzi. Appena arriva Daniele ci incamminiamo verso la metropolitana. Non c’è tempo da perdere così prendiamo un pezzo di pizza al volo da mangiare lungo la strada.

Da Cavour a Tiburtina il viaggio è tranquillo. Avevamo deciso di prendere il treno delle 13:01 per Lunghezza ma nel sottopassaggio di Tiburtina gli altoparlanti annunciano che il treno è soppresso. In stazione deve ancora arrivare quello delle 12:30. Le voci che circolano tra i passeggeri in attesa sulla banchina del binario 21 accennano ad un treno deragliato sulla linea per Tivoli. Dopo pochi minuti di trepidante attesa arriva il nostro treno e la missione continua.

All’arrivo a Lunghezza appena il tempo di un caffé ché saltiamo al volo sul primo autobus per San Vittorino. Sapevo che dovevamo scendere al capolinea ma un po’ per la nostra ignoranza della zona e un po’ per un consiglio sbagliato di un’indigena scendiamo a Castelverde. Troppo presto! Per fortuna un gruppo di ragazzini che rientravano da scuola ci rassicurano. Tra mezz’ora passa un altro autobus. 🙁 Meglio camminare che aspettare. Sulla strada prendiamo un secondo autobus al volo ma solo per poche fermate. Grazie ai consigli dell’autista e di sette nani da giardino (più Biancaneve) giungiamo ad una fermata a cui qualcuno ha pensato bene di “rimuovere” qualsiasi informazione utile. In compenso il paesaggio non è male. Un terzo autobus ci carica e percorrendo la via Polense ben oltre i limiti di velocità arriviamo in piazza San Vittorino. Abbiamo ancora un pezzo di strada da fare a piedi ma vista la vicinanza della Pasqua ci sembra quasi inevitabile…
Siamo arrivati! Dopo una breve ma intensa suonata al citofono il nostro donatore ci viene ad aprire. E’ il signor Francesco con cui avevamo preso contatto telefonicamente che ci scorta nel suo giardino e dietro l’angolo ci mostra il motivo della nostra venuta. A dire il vero i motivi sono tre, da donna, con le marce e di marca Atala, più che in buono stato.

Dopo un breve controllo dello stato di salute dei mezzi ringraziamo il singor Francesco e ci incamminiamo sulla strada del ritorno. Il cielo è nuvoloso e minaccioso. Percorrere in bici la via Polense ci spaventa non poco. La strada è piena di curve strette e gli automobilisti corrono troppo per i nostri gusti. Perciò inviamo il nostro unico emissario femminile, ossia Bertuccia, a corrompere l’autista dell’autobus. Lui non la lascia nemmeno parlare. Sa già cosa vogliamo fare. Sa che non possiamo ma sa anche che l’autobus partirà praticamente vuoto. Ci lascia salire con le biciclette a patto che prima di arrivare alla stazione di Lunghezza noi si scenda per evitare problemi. Così dopo pochi minuti ci scarica e continua l’avventura. La strada che ci facciamo indicare da un venditore di vasi è più lunga di quella che avevamo percorso all’andata. Così arriviamo in stazione intorno alle 16:15 appena in tempo per caricare le bici sul treno vuoto, giustamente nel vagone sbagliato.

Scendere da un treno con tre biciclette a Tiburtina non lascia indifferenti i numerosi viaggiatori sulla banchina. Li attraversiamo rapidi e in un attimo siamo di nuovo in sella, direzione Monti! All’arrivo in Ciclofficina salutiamo Bertuccia e ci ristoriamo con un bicchiere di chinotto.
La missione è compiuta!

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